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martedì 15 agosto 2017
Autostima a mille.
Una volta che ero tornata a casa in Via del Borgo dopo il seminario di World History e avevo appena conosciuto Elenuzzi ho detto felicissima a Carli che avevo conosciuto la versione bolognese di me. E Carli mi aveva detto: -Ah si? E com'è?-, e io gli avevo risposto: -Innanzitutto molto simpatica!-.
domenica 18 settembre 2016
Sogni di universitari bolognesi
Una volta con Antonio abbiamo fatto un
gioco che dovevamo immaginare di entrare di notte alla Pam, quella
grande in Via Marconi, e potevamo prendere tutte le cose che
volevamo.
Antonio ha detto che lui avrebbe presso
tutti i prosciutti di quelli della salumeria, io invece ho detto che
avrei preso quel succo di mirtilli che costa tipo 5 euro la
bottiglietta da due decilitri che ho pensato che volevo sapere che
gusto avesse.
venerdì 26 agosto 2016
Come non deve essere una bicicletta se ce l'hai a Bologna
Non deve essere nuova che se no te la rubano subito.
Non deve essere rubata che se compri bici rubate non mi piaci tanto.
Non deve avere due freni rotti che se no ti consumi le scarpe.
Non deve essere troppo pesante che poi portartela in spalla su per le scale diventa faticoso.
Non deve avere dei lucchetti troppo facili da aprire che se no te la rubano subito.
Non deve avere dei lucchetti troppo resistenti che costano tanto che poi quando ti rubano la bici ti scoccia pure per i soldi persi del lucchetto.
Non deve essere di un colore anonimo che se no quando te la rubano è più facile per loro rivenderla.
Non deve essere di un colore acceso che se no pensano che l'hai rubata e ridipinta.
Non deve essere troppo bella che poi te la rubano subito.
Non deve essere troppo brutta che poi ti viene la tristezza.
Non deve avere le ruote sgonfie che poi va più piano.
Non deve avere il cestino con dentro catene e lucchetti che se poi vai in Piazza Santo Stefano sei troppo rumorosa.
Non deve essere troppo brutta che poi ti viene la tristezza.
Non deve avere le ruote sgonfie che poi va più piano.
Non deve avere il cestino con dentro catene e lucchetti che se poi vai in Piazza Santo Stefano sei troppo rumorosa.
lunedì 18 gennaio 2016
Io e il mio secchiellino annuale di marron glacé.
Una volta a Bologna quando stavo ancora in Via del Borgo che poi in realtà era Via Majorana 7 avevo un secchiellino di marron glacés rotti che mi aveva regalato mio papà per natale. Io penso che i marron glacés siano in assoluto la cosa più buona che esista al mondo ed è per questo che ogni anno a natale mio papà me li regala assieme a un libro di Sepúlveda, che poi i marron glacé costano tantissimo, anche due euro o due franchi l'uno se non sono rotti. Allora io stavo li nell'appartamento di Via Majorana contentissima di avere un secchiellino pieno di marron glacé e volevo condividere questa gioia e anche i marron glacé con Angi e Carli perché io gli voglio benissimo a loro due e gliel'ho detto guardate che io ho un secchiellino pieno di marron glacé, però loro non mi sembravano così entusiaste, mi hanno sorriso che bisogna dirlo sono sempre gentili e sorridenti, ma non ho visto nei loro occhi la stessa trepidazione che stavo provando io. Allora ho cambiato argomento e dopo un po' con nonchalance ho chiesto loro ma da uno a dieci quanto vi piacciono i marron glacé, credo che abbiano detto un numero sotto il 7 che di sicuro se dicevano almeno 8 uno o due glieli avrei dati, ma se i marron glacé ti piacciono meno di 7 secondo me è meglio che li lasci ad una persona che li ama 10.
giovedì 3 dicembre 2015
Come si beve una coca-cola secondo Antonio.
Antonio dice che la coca-cola va bevuta
così:
1. si prende un bicchiere di vetro
grande che il contenuto di una lattina ci deve stare tutto;
2. si versa di botto la coca-cola in
modo che faccia la schiuma, che la schiuma, dice Antonio, serve a
diminuire il grado di frizzantezza, perché secondo lui se non fa la
schiuma la coca-cola è troppo frizzante;
3. poi bisogna metterci una fetta di
limone e qualche cubetto di ghiaccio che così si annacqua un po' che
se no è troppo dolce.
Quella bevuta direttamente in lattina
gli fa schifo pure a lui dice che poi gli rimane sullo stomaco.
domenica 7 giugno 2015
Di carciofi, insetti e bambini con la spada
Teo al Làbas guardando i tre carciofi che tenevo nella borsa mi ha detto che a lui i carciofi fanno un po' impressione, dice che secondo lui assomigliano a degli insetti. Ho pensato che avesse ragione, però non gliel'ho detto perché a me i carciofi, anche se mi sembrano un po' minacciosi, mi piacciono.
Non la pensava evidentemente come me e Teo quel bambino a cavallo di un triciclo, con la spada in mano che gridava largo largo e pedalava dappertutto in mezzo ai miei amici, alle bottiglie di vino e alla spesa. Infatti quel bambino con il triciclo e con la spada in mano quando ha visto i miei carciofi si è fermato di colpo, gli si sono illuminati gli occhi e ha gridato entusiasta: - Carciofi!-.
Mi ha subito chiesto se gliene regalavo uno. Mi è sembrato un po' sfacciato ma in realtà quel bambino mi è piaciuto all'istante. Gli ho chiesto perché lo volesse e mi ha detto che lo avrebbe portato a casa e cucinato. Allora io gli o ho dato il mio preziosissimo carciofo. E lui ha continuato a pedalare all'impazzata per il Làbas con la spada in una mano e nell'altra il carciofo.
Con i due carciofi che mi sono rimasti ho fatto una buonissima pasta.
Pasta carciofi, zucchine e salsiccia
Ingredienti
1 spicchio di aglio
olio di oliva
2 carciofi
1 zucchina
1 po' salsiccia
vino bianco per sfumare
pasta
Procedimento
In una padella scaldare l'olio con lo spicchio d'aglio e poi aggiungere i carciofi puliti e tagliati a fettine. Sfumare con del vino e a metà cottura aggiungere la zucchina tagliata a dadini e alla fine la salsiccia sgranata.
Condirci la pasta.
sabato 7 marzo 2015
Zuppa di castagne secche e funghi
Lo so bene che le castagne non si comprano. È uno dei tanti principi etici che ha guidato la mia vita e che crescendo, o forse invecchiando, sto imparando piano piano ad infrangere. Comprare le castagne è un po' come abbandonare l'autostop per la patente, guardare Canale 5 o mangiare le barrette kinder, quelle con il bambino angosciato sulla confezione. Lo so bene, me lo hanno insegnato i miei genitori che le castagne si vanno a raccogliere nel bosco. Però al Làbas il mio contadino preferito ne aveva raccolte un bel po'. E alla fine ne ho comprato un sacchetto. La volta dopo me le ha regalate. E la volta dopo ancora ero nel negozietto sotto casa a Sonvico e vendevano delle castagne secche e ormai che il tabù era stato evidentemente infranto non ho resistito. Ci ho fatto una zuppa che era buona nonostante le castagne fossero comprate. E l'ho fatto di nuovo a Bologna, al supermercato.
Ingredienti
1 porro
1 cipolla gialla o bianca
1 spicchio d'aglio
castagne seccate
brodo vegetale
qualche patata
funghi secchi
pepe
Eventualmente:
panna
speck, pancetta o prosciutto crudo tagliato grosso
Procedimento
Il giorno prima mettere le castagne ammollo nell'acqua. Il giorno dopo bollirle nell'acqua salata. Mettere ammollo i funghi in una bacinella. In un'altra pentola fare un soffritto con l'aglio, la cipolla e il porro. Aggiungere le patate e dopo averle rosolate un po' aggiungere un po' di brodo. Aggiungere una parte di castagne e farle cuocere ancora un po' con il resto e poi frullare. Rimettere sul fuoco la zuppa con il resto delle castagne tritate grossolanamente, i funghi ammollati e cuocere finché sono cotti. Servire.
Eventualmente, ma non è necessario, aggiungere un goccino di panna a crudo, lo speck reso croccante in padella e un bel po' di pepe.
Ingredienti
1 porro
1 cipolla gialla o bianca
1 spicchio d'aglio
castagne seccate
brodo vegetale
qualche patata
funghi secchi
pepe
Eventualmente:
panna
speck, pancetta o prosciutto crudo tagliato grosso
Procedimento
Il giorno prima mettere le castagne ammollo nell'acqua. Il giorno dopo bollirle nell'acqua salata. Mettere ammollo i funghi in una bacinella. In un'altra pentola fare un soffritto con l'aglio, la cipolla e il porro. Aggiungere le patate e dopo averle rosolate un po' aggiungere un po' di brodo. Aggiungere una parte di castagne e farle cuocere ancora un po' con il resto e poi frullare. Rimettere sul fuoco la zuppa con il resto delle castagne tritate grossolanamente, i funghi ammollati e cuocere finché sono cotti. Servire.
Eventualmente, ma non è necessario, aggiungere un goccino di panna a crudo, lo speck reso croccante in padella e un bel po' di pepe.
sabato 31 gennaio 2015
Schischetta vegan. Quinoa, cavolo nero, pomodorini secchi e arachidi salate
Ho pensato di farmi una schiscetta con l'avanzo del cavolo nero che ho usato per le chips. Sara fa un'ottima di pasta con il cavolo nero e ho pensato di farlo come lei ma di usare l'amaranto al posto della pasta e di aggiungerci delle arachidi salate. Che poi Sara è quella che mi ha insegnato a scaldarmi la schiscetta sui riscaldamenti di San Giovanni in Monte e quindi sono riuscita a mangiarmi un pranzo pure tiepidino.
Schischetta vegan. Quinoa, cavolo nero e arachidi salati.
cavolo nero
olio
aglio
peperoncino
pomodorini secchi
arachidi salate
quinoa
dado vegetale (io uso quello del labas fatto di verdure tritate messe sotto sale)
Procedimento
Sbollentare il cavolo nero nel brodo e ripassarlo in padella con aglio, olio e peperoncino.
Cuocere la quinoa nello stesso brodo in cui ho cotto il cavolo. Condirlo con il cavolo nero, i pomodorini tagliati e aggiungerci delle arachidi salate per dare un po' di croccantezza.
domenica 18 gennaio 2015
Chips di cavolo nero
Che pare che in America il cavolo nero stia spopolando, ma nel senso che è diventato una vera e propria ossessione.
Mercoledì ne ho trovato un bel mazzo al mercato contadino e visto che sono stufa di farci sempre la ribollita ho cercato qualche ricetta nuova sul web e ho trovato moltissime ricette di queste chips di cavolo nero che in America chiamano Kale Chips. Sono facilissime da fare, anche se io la prima infornata l'ho bruciata. Le ho condite con sale marino, paprika dolce e con il peperoncino che ci ha regalato Davide e che è una vera bomba.
cavolo nero
olio d'oliva
sale marino grosso
paprika dolce
peperoncino secco
Procedimento
Tagliare in pezzi grossi le foglie di cavolo nero, scartando la parte del gambo troppo dura, lavate e asciugate, spennellarle con un po' di olio e disporle su una teglia ricoperta da carta da forno.

Far essiccare in forno una quindicina di minuti a 160 grandi. Una volta secche e croccanti spolverare con sale marino pestato nel mortaio con la paprika e il peperoncino.
Mercoledì ne ho trovato un bel mazzo al mercato contadino e visto che sono stufa di farci sempre la ribollita ho cercato qualche ricetta nuova sul web e ho trovato moltissime ricette di queste chips di cavolo nero che in America chiamano Kale Chips. Sono facilissime da fare, anche se io la prima infornata l'ho bruciata. Le ho condite con sale marino, paprika dolce e con il peperoncino che ci ha regalato Davide e che è una vera bomba.
Chips di cavolo nero
Ingredienticavolo nero
olio d'oliva
sale marino grosso
paprika dolce
peperoncino secco
Procedimento
Tagliare in pezzi grossi le foglie di cavolo nero, scartando la parte del gambo troppo dura, lavate e asciugate, spennellarle con un po' di olio e disporle su una teglia ricoperta da carta da forno.
Far essiccare in forno una quindicina di minuti a 160 grandi. Una volta secche e croccanti spolverare con sale marino pestato nel mortaio con la paprika e il peperoncino.
venerdì 16 gennaio 2015
Crescioni con esubero di pasta madre e farina integrale
Da quando vivo a Bologna ho imparato ad amare la cucina emiliano-romagnola e la piada in tutte le sue molteplici forme. Ho provato a fare in casa i cassoni, crescioni o cascioni che altro non sono che una sfoglia come quella della piadina che viene farcita e chiusa prima della cottura. Ho deciso di usare come ingredienti l'esubero di pasta madre, una parte di farina integrale e l'olio d'oliva invece che lo strutto. Si può farcire con quello che si vuole, io ne ho fatta una versione scamorza e speck e l'altra con zucca cotta al forno e fegatini di pollo alla toscana.
Ingredienti
200 g di pasta madre (anche in esubero)
ev. 1 cucchiaino di miele o malto d'orzo
100 g di farina bianca
100 g di farina integrale
1 dl di acqua
sale
olio extravergine di oliva
Procedimento
Sciogliere la pasta madre nell'acqua tiepida con un cucchiaino di miele. Aggiungere la farina e l'olio. Impastare e dopo un po' aggiungere anche il sale. Se si ha tempo fare riposare un po'.
Tirare delle sfoglie da cui ricavare dei cerchi.
Cuocere un paio di minuti per parti in una padella rovente e antiaderente. Vale la pena farne un bel po' e congelarli precotti.
giovedì 27 novembre 2014
Gnocchi di pane e zucca red kuri e reminiscenze di Villa Ghigi
Ho ritrovato questo post scritto qualche mese fa e mai pubblicato. Le foto sono fatte con il telefono perché non trovavo il caricatore della macchina fotografica.
Avevo ancora mezza zucca della varietà red kuri presa al Labas due settimane fa, quella volta che ho comprato troppa verdura e pure delle rape nere che sono piccantissime e le ho fatte al forno con il rosmarino come se fossero delle patate ma non mi sono piaciute poi tanto.
Che poi penso che dovrebbero sconsigliare di fare la spesa dopo aver bevuto del vino, che poi finisce che uno compra le rape nere e una verza gigante e tantissime altre cose e poi passa tutta la settimana a cucinare e a congelare.
La zucca per fortuna non andava a male e l'ho tenuta per ultima. Con una metà ci ho fatto una teglia di lasagne e funghi che ho fatto mangiare, con un atteggiamento tra il materno e il minaccioso, a un mio amico che dopo un po' lui mi ha parlato delle oche che vengono ingozzate. Gliel'ho fatta mangiare prima di una camminata fuori porta San Mamolo a Villa Ghigi.
Che poi io penso sempre che sia porta San Mammolo con due emme, come quello dei sette nani che non mi ricordo se era quello timido o quello che starnutiva sempre. Che a dirla tutta Villa Ghigi non è lontana, ma con quelle lasagne appena mangiate ci siamo dovuti fermare già in Piazza Maggiore per bere il caffè. Villa Gighi la conosco da pochi mesi, ma è diventato uno di quei posti proprio speciali per me perché mi vengono in mente momenti bellissimi vissuti lì. E poi, una volta arrivati ci siamo messi a leggere la Rosi Braidotti e dei Brendon vicino a una famiglia argentina che beveva il mate.
Della zucca ho tenuto i semi e li ho fatto seccare su un foglio di carta da cucina, che è come un rotolo di carta igienica gigante, e poi nei momenti più duri a Via del Borgo la carta igienica e la carta di cucina sono la stessa cosa. I semi secchi poi bisogna metterli in una vecchia busta con scritto data, varietà e forse qualche aneddoto e poi li do al mio papà che spero proprio che me li coltivi perché quella zucca era veramente buona. Con l'altra metà ci ho fatto degli gnocchi, veloci veloci, che poi ho mangiato questa sera con Saruzzi a cena che è venuta a trovarmi che dovevamo studiare fino a tardi.
Gnocchi di pane e zucca
Ingredienti
zucca (la mia era red kuri, ma va bene qualsiasi varietà)
pan grattato
1 uovo
2 cucchiai di farina
grana o parmigiano
rosmarino
sale
noce moscata
Procedimento
La zucca l'ho cotta in forno la sera prima, a 180° per una ventina di minuti, fino a quando si trapassava facilmente con una forchetta. L'ho messa su una teglia tagliata a pezzi, togliendo i semi, ma non la buccia che una volta che la zucca e cotta si toglie più facilmente. Ho passato la zucca nello schiaccia patate e ho aggiunto tutti gli ingredienti a occhio, fino a quando la consistenza mi permetteva di farne delle palline. Cotti in acqua bollente fino a quando vengono a galla e ripassati in padella con un po' di pancetta e acqua di cottura che la pancetta ce l'ho messa perché dei miei amici mi hanno fatto venire la paura che la zucca stucca.
giovedì 6 novembre 2014
Zuppa di gallina, latte di cocco, lemon grass e zenzero
Qualche anno fa, a Como, ho mangiato una meravigliosa zuppa di pollo e latte di cocco. Ho provato a riprodurla andando un po' ad intuito ma il risultato è stato poco soddisfacente. Mesi dopo ho ricercato il ristorante dove avevo mangiato questa delizia ma lo avevano chiuso. Il desiderio di riassaporare quella zuppa però non mi ha abbandonato e ho deciso di riprovare a cucinarla. Ho la fortuna di abitare a due minuti dall'Asian Mach di Via Mascarella, un meraviglioso negozio di alimentari asiatico. La bellezza di questo negozietto è che tra i suoi scaffali non si respira quell'aria fra il pretenzioso e il radical chic di molte boutique di prodotti alimentari etnici, ma ha un carattere molto popolare ed è relativamente economico. Ho comprato il latte di cocco, del lemon grass che sembra una bacchetta magica, il coriandolo fresco, la salsa di pesce e un pacco di funghi neri secchi. Per la zuppa servono tantissimi ingredienti, sembrano troppi, ma se ci si organizza bene non ci sono sprechi, io ho congelato gli avanzi di lemon grass e il coriandolo pulito e tritato così che sia sempre pronto da utilizzare e ho comprato le verdure sfuse contate. Nella ricetta ci andrebbe il pollo, ma ho trovato dei pezzi di gallina a pochissimo e ho deciso di usarli per fare il brodo e di utilizzare la carne spolpata da mettere nella zuppa. È un po' più dura rispetto al pollo, ma nella zuppa tagliata a pezzetti va benissimo.
Zuppa di gallina, latte di cocco, lemon grass e zenzero
Ingredienti
brodo di gallina (gallina, cipolla, sedano, carote, aglio, sale)
gallina bollita (2 pezzetti, 1.80 euro di spesa)
3 peperoncini
4 friggitelli
una manciata di funghi neri secchi (ammollati per 30 minuti nell'acqua)
4 dl di latte di cocco
un bastoncino di lemon grass
un po' di coriandolo fresco (in foglie)
un pezzetto di zenzero fresco
il succo di un lime
pasta di curry verde (ma va bene di qualsiasi colore e anche in polvere)
olio di sesamo
salsa di pesce
Procedimento
Fare il brodo di gallina, bruciacchiando sulla fiamma eventuali residui di piume. Mi sono chiesta come si fa questa operazione in Svizzera dove quasi nessuno ha i fornelli a gas. Io la cipolla l'ho tagliata a metà è bruciacchiata sulla padella rovente prima di metterla nell'acqua per il brodo.
Quando il brodo è pronto scaldare i peperoncini tagliati a rondelle in un po' di olio di sesamo. Aggiungere i friggitelli e i pezzetti di gallina bolliti e fare soffriggere un pochino. Poi aggiungere il brodo e cuocere per un po'. Aggiungere i funghi, la salsa di pesce, il latte di cocco, la pasta di curry, il lemon grass intero ma pestato, il succo di lime e un po' di zenzero tritato. Cuocere ancora qualche minuto e servire bollente. Io ci ho aggiunto anche 4 mazzancolle congelate che ho trovato nel fondo del congelatore e che risalgono al gazpacho al melone di questa estate.
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domenica 28 settembre 2014
Capuns grigionesi-emiliani
| Capuns di Coira |
La prima volta che li ho mangiati ero a Coira. L'amico che ero andata a trovare, che studiava a Coira era a lezione e perciò avevo qualche ora da passare sola. Ho girovagato un po' per questa meravigliosa e antichissima città, che pare essere la più antica della Svizzera e quando mi è venuta fame mi sono infilata in una osteria del nucleo.
Non amo mangiare da sola ma la voglia di assaggiare i capuns era troppo forte. Nel mio tedesco che credevo inesistente sono riuscita a ordinarli e ad amarli dal primo boccone. I capuns sono degli involtini di foglie di bietola ripieni di un impasto di uova, farina, cipolla, erbette, salumi grigionesi e formaggio, serviti in un brodo di acqua e latte.
| Tegole e Calanda da una finestra sui tetti |
| Panchina arcobaleno di un paesino vicino a Coira |
Qualche mese dopo, in Val Calanca, affascinante e selvaggia valle che però non è terra di capuns, Ruth che cucina in modo sapiente, intelligente e meraviglioso mi ha insegnato a cucinare la versione veloce dei capuns. Senza creare il fagottino, le bietole vengono cotte nel brodo e nel latte tagliate a pezzi e nello stesso liquido si cuoce l'impasto di farina e uova che, tagliato sul tagliere, viene fatto cadere direttamente in pentola, proprio come la mia bisnonna tedesca faceva con gli spätzle.
| Capuns veloci della Ruth |
| Un po' bruttini, ma buonissimi!. |
verza, di una verza gigantesca che non vuole finire. Ci ho già fatto un pentolone di zuppa, 8 capuns, e me ne rimane ancora una pallina in frigo. Io i capuns li preferisco con la bietola ma anche la verza può essere un involucro interessante.
| Capuns di verza |
Per la ricetta mi sono ispirata alle seguenti ricette, una di Alan Rosa di Piattoforte e l'altra trovata sul web:
http://www.forum-helveticum.ch/logicio/pmws/forumhelveticum__rezeptrm__it.html
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sabato 6 settembre 2014
Zuppa di cipolle d'estate
Dovevo scriverla prima o poi questa ricetta che dà nome al blog. E volevo farlo prima che iniziasse l'autunno, se no la zuppa smetteva di essere d'estate.
L'ho cucinata ieri per darmi un po' di conforto, che ieri era uno di quei giorni, in cui mi sono messa a fare le tasse perché mi sembrava comunque più facile che iniziare il nuovo capitolo della tesina che sto scrivendo per l'università.
Ci ho messo un po' di burro nella zuppa, anche se io il burro non lo uso nelle ricette salate, ma se lo ha detto mia mamma che è una di quelle che usa solo olio di oliva e ne usa pure poco, che la cipolla con il burro è la morte sua, ho pensato che potevo mettercene un po'.
Ho usato pure un po' di cognacmartell che non sono sicura ma credo che sia abbastanza prelibato, che la bottiglia se ne stava da anni nell'armadietto dei liquori e nessuno la beveva mai. E da quando ho questa passione per la zuppa di cipolle ad ogni stagione il cognacmartell è quasi finito. Che poi a Bologna volevo fare la zuppa di cipolle e non avevo il cognacmartell e non volevo comprarlo perché costava troppo. E allora ho pensato di andare al bar di via del Borgo e comprarne un cicchetto che spesso ci sono i cicchetti a un euro e un euro mi andava anche di spenderlo per la mia zuppa di cipolle. Solo che alla fine ho trovato un fondo del ratafià del mio babbo, che era sopravvissuto a quella notte in cui pioveva ed eravamo tanti amici in bicicletta sotto la tettoia della pasticceria in via delle Moline e lo abbiamo bevuto e tutti dicevano che era buonissimo. Be' quel fondo di ratafià sopravvissuto l'ho usato per sfumare la zuppa di cipolle e se non si ha il cognacmartell va bene uguale.
Zuppa di cipolle d'estate
Ingredienti
cipolle (tante, almeno un chilo)
burro
olio extravergine di oliva
zucchero
farina
cognac, o qualche altro alcolico liquoroso (ratafià, nocino, porto) ma anche il vino bianco va bene
sale
pepe
ev. pane anche vecchio e formaggio
Procedimento
Sbucciare e tagliare sottilissime le cipolle. La mandolina aiuta molto.
Cuocerle in una pentola con un po' di olio e di burro per una decina di minuti fino a quando appassiscono. Se serve aggiungere un po' di acqua.
Pepare abbondantemente.
L'ho cucinata ieri per darmi un po' di conforto, che ieri era uno di quei giorni, in cui mi sono messa a fare le tasse perché mi sembrava comunque più facile che iniziare il nuovo capitolo della tesina che sto scrivendo per l'università.
Ci ho messo un po' di burro nella zuppa, anche se io il burro non lo uso nelle ricette salate, ma se lo ha detto mia mamma che è una di quelle che usa solo olio di oliva e ne usa pure poco, che la cipolla con il burro è la morte sua, ho pensato che potevo mettercene un po'.
Ho usato pure un po' di cognacmartell che non sono sicura ma credo che sia abbastanza prelibato, che la bottiglia se ne stava da anni nell'armadietto dei liquori e nessuno la beveva mai. E da quando ho questa passione per la zuppa di cipolle ad ogni stagione il cognacmartell è quasi finito. Che poi a Bologna volevo fare la zuppa di cipolle e non avevo il cognacmartell e non volevo comprarlo perché costava troppo. E allora ho pensato di andare al bar di via del Borgo e comprarne un cicchetto che spesso ci sono i cicchetti a un euro e un euro mi andava anche di spenderlo per la mia zuppa di cipolle. Solo che alla fine ho trovato un fondo del ratafià del mio babbo, che era sopravvissuto a quella notte in cui pioveva ed eravamo tanti amici in bicicletta sotto la tettoia della pasticceria in via delle Moline e lo abbiamo bevuto e tutti dicevano che era buonissimo. Be' quel fondo di ratafià sopravvissuto l'ho usato per sfumare la zuppa di cipolle e se non si ha il cognacmartell va bene uguale.
Zuppa di cipolle d'estate
Ingredienti
cipolle (tante, almeno un chilo)
burro
olio extravergine di oliva
zucchero
farina
cognac, o qualche altro alcolico liquoroso (ratafià, nocino, porto) ma anche il vino bianco va bene
sale
pepe
ev. pane anche vecchio e formaggio
Procedimento
Sbucciare e tagliare sottilissime le cipolle. La mandolina aiuta molto.
Cuocerle in una pentola con un po' di olio e di burro per una decina di minuti fino a quando appassiscono. Se serve aggiungere un po' di acqua.
Mettere un cucchiaino di zucchero e cuocere ancora qualche minuto. Aggiungere la farina (2 o 3 cucchiai) e sfumare con il cognac. Quando l'alcol è sfumato ricoprire di acqua, salare e lasciare cuocere per una quarantina di minuti.
Per renderla ancora più appetitosa gratinare la zuppa, con delle fette di pane e formaggio, in forno.
Pepare abbondantemente.
sabato 26 luglio 2014
Che a me poi i bucati mi sono sempre piaciuti.
Che a me poi i bucati mi sono sempre piaciuti. Non so il perché. Quando i nostri vicini di casa in Svizzera stendono il bucato alla finestra io sono più contenta. In Svizzera non sono molti i bucati appesi alle finestre, non so, forse tutti hanno l’asciugatrice o una lavanderia.
Invece a Bologna d’estate stendiamo all’aperto. Lo fanno anche tutti i nostri dirimpettai. Che poi quando inizia a piovere tu vorresti ritirare anche i loro panni che se no si bagnano ma non ci arrivi mica. E anche quando stendendo in balcone mi cade una calza o una molletta non so che cosa fare, che non posso andare sempre ad annoiare quelli del piano di sotto per una calza, che se poi mi cade un vestito a cui tengo moltissimo davvero magari non ho più il coraggio di farmelo ridare. Ma tanto io le calze le metto comunque spaiate, che mi sembra uno spreco se sono belle metterle uguali, a volte però sono solo pigra che ad appaiare i calzini io mi annoio moltissimo. Sia chiaro non giudico chi appaia i calzini, però quelli che stirano un po' si li giudico, è che io non riesco realmente a capirli. Che certi dicono io non stiro ma stendo bene bene e poi i vestiti li piegano davvero bene bene, io non faccio neanche quello. Che i miei amici a volte guardando il mio armadio sono increduli, sono davvero stupiti, non riescono a credere ai miei vestiti appallottolati. Che poi non è che se sono spiegazzati sono più brutti. Certo che preferirei trovarli tutti in ordine alla mattina quando apro l’armadio. Però mi scoccia di più piegarli di quanto piace trovarli in ordine. Dunque non li piego. Quasi mai. Tranne quando sto ascoltando la musica che ascoltarla da ferma non mi piace e allora posso correre, camminare o piegare i vestiti, e volendo anche appaiare i calzini che anche se sono diversi li puoi appaiare lo stesso.
Del bucato mi piace il profumo di pulito, che poi certo che lo so che è il profumo di detersivo. E che non è che se una cosa se sa di detersivo allora vuole dire che è pulita. A dire il vero è l'ammorbidente che dà il profumo, mica il detersivo, che poi l'ammorbidente nessuno lo usa per ammorbidire ma solo per profumare e allora penso che potevano chiamarlo direttamente profumatore.
Poi il bucato mi piace perché è in assoluto la mia seconda faccenda domestica preferita. Si fa veloce e sembra di avere fatto moltissimo. Che poi io non separo neanche i colori. E non faccio neanche molto caso alla temperatura, cerco di lavare il più possibile a trenta gradi, per questioni ecologiche non per altro. Ogni tanto quando sono particolarmente in vena faccio partire una macchina a sessanta grandi con asciugamani, lenzuola e biancheria, che sarebbero le mutande, le canottiere no che non le uso. Mia mamma però me lo ha spiegato come si dovrebbe fare: a trenta gradi lana e delicati, a sessanta lenzuola, asciugamani e biancheria che sarebbero le mutande ma anche le calze e a quaranta tutto il resto. Le cose che vanno lavate a mano non le prende in considerazione nemmeno mia mamma. Poi di norma io non compro vestiti troppo delicati da dover ricevere un trattamento speciale. E nel caso li tratterei esattamente come gli altri. Però se ho lo smacchiatore e mi ricordo di essermi macchiata può capitare che smacchio altrimenti amen.
Però il bucato mi piace soprattutto guardarlo, che quando vado in un posto io non fotografo i paesaggi o i monumenti, ma fotografo i bucati. Ho decine di foto di bucati messicani, guatemaltechi, scozzesi, irlandesi, francesi, italiani, svizzeri, spagnoli, bosniaci, croati, montenegrini e greci che poi è la lista di tutti i posti dove sono stata. Tranne il Belize che ho attraversato su di un autobus sgangherato, ma se non tocchi la terra con i piedi non vale. E poi lì non ho visto bucati lungo la strada.
E se faccio un disegno e io disegno raramente stai sicuro che sto disegnando panni stesi oltre che un qualche scheletro. Ma questa faccenda degli scheletri è un'altra storia.
Che poi mi piacciono così tanto che ho teso un filo in camera mia in cui a volte stendo. Una volta ho fatto una ghirlanda di mutande e calzini. Solo che se apro troppo la finestra il filo cade e mi ritrovo tutti i panni umidi sul pavimento.
![]() |
| Scheletri e bucati |
| Ghirlanda di mutande e calzini. |
| Île d'Ouessant (Bretagna) |
| Spello (Umbria) |
| Kotor (Montenegro) |
| Kotor (Montenegro) |
| Sarajevo (Bosnia) |
| Dubrovnik (Croazia) |
martedì 15 luglio 2014
Melanzane tonde violette dell'addio
Non questo mercoledì
che sono a Trento, ma lo scorso ho fatto l’ultima spesa al Labas con Elenuzza,
perché per tutto il prossimo anno
non ci sarà più a Bologna. È da ormai diversi mesi che la spesa del mercoledì
al Labas è diventato il nostro appuntamento fisso, con la pioggia o con il sole,
il programma è sempre lo stesso: biciclette, spesa, vino rosso e tante
tantissime parole.
Il vino è
importantissimo, è sempre lo stesso: rosso e fermo, si tratta di un onesto e
sapiente cabernet contadino prodotto nei paraggi. Mai il lambrusco! Mi raccomando!
Troppo dolce e frizzante, il lambrusco è stato cinicamente e probabilmente
ingiustamente da noi declassato all'alcolpops dei vini.
A volte siamo solo noi due, altre
volte arrivano tantissimi altri amici.
In questa
ultima spesa ho comprato delle melanzane tonde violette, delle bellissime
cipolle di tropea, del basilico viola e le uova.
Con le
melanzane Elenuzza mi ha suggerito di fare le cotolette, che quelle tonde e
violette, mi ha detto, non serve metterle solo sale a perdere acqua.
Ho deciso di
accompagnarle con una salsina di carote e yogurth che ha fatto una volta mia
mamma da mangiare assieme alle polpette di melanzane, prendendo spunto dalla
ricetta di Simone Bianchi. Io non avevo l’aneto e allora ho usato l’erba
cipollina, l’unica cosa che cresce in abbondanza sul nostro balcone.
Melanzane tonde violette impanate e fritte
Ingredienti
Melanzane
tonde violette
uova
sale
pepe
pan grattato
olio di semi
Procedimento
Tagliare le melanzane a fette sottili, un po' meno di mezzo centimetro.
Passarle nell'uovo
sbattuto con sale e pepe. Passarle poi nel pan grattato. Friggerle in
abbondante olio di semi.
Salsa di
carote, yogurth e erba cipollina
Ingredienti
1 vasetto di
yogurth naturale
2 carote
bollite
il succo di
mezzo limone
sale
pepe
olio
erba
cipollina
Procedimento
Frullare tutti gli ingredienti e mettere in frigo.
Per la ricetta originale di Simone Bianchi cliccate qui!
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