domenica 28 settembre 2014

Capuns grigionesi-emiliani

Capuns di Coira
La prima volta che li ho mangiati ero a Coira. L'amico che ero andata a trovare, che studiava a Coira era a lezione e perciò avevo qualche ora da passare sola. Ho girovagato un po' per questa meravigliosa e antichissima città, che pare essere la più antica della Svizzera e quando mi è venuta fame mi sono infilata in una osteria del nucleo. 

Non amo mangiare da sola ma la voglia di assaggiare i capuns era troppo forte. Nel mio tedesco che credevo inesistente sono riuscita a ordinarli e ad amarli dal primo boccone. I capuns sono degli involtini di foglie di bietola ripieni di un impasto di uova, farina, cipolla, erbette, salumi grigionesi e formaggio, serviti in un brodo di acqua e latte.

Tegole e Calanda da una finestra sui tetti
Panchina arcobaleno di un paesino vicino a Coira
Qualche mese dopo, in Val Calanca, affascinante e selvaggia valle che però non è terra di capuns, Ruth che cucina in modo sapiente, intelligente e meraviglioso mi ha insegnato a cucinare la versione veloce dei capuns. Senza creare il fagottino, le bietole vengono cotte nel brodo e nel latte tagliate a pezzi e nello stesso liquido si cuoce l'impasto di farina e uova che, tagliato sul tagliere, viene fatto cadere direttamente in pentola, proprio come la mia bisnonna tedesca faceva con gli spätzle. 

Capuns veloci della Ruth
Calancasca in un giorno di pioggia

L'altro giorno al Labas ho visto un bel mazzo di bietole e non ho resistito. Sembra strano, magari sono io che non guardo bene, ma a Lugano faccio una fatica pazzesca a trovare le foglie di bietola (per i capuns si possono usare anche le coste). Perciò ho deciso di fare i capuns nella mia cucina di Via del Borgo. Ne ho fatta una versione emilianizzata con la salsiccia e i pezzetti di prosciutto crudo perché sarebbe stato impossibile o quanto meno poco sensato procurarmi la carne secca dei grigioni, l'andutgel o la salsiz. 

Capuns grigionesi-emiliani

Ingredienti
250 g di farina
3 uova
1 dl di latte (o acqua)
erbette (basilico, rosmarino, erba cipollina, prezzemolo,...quello che avete)
sale
1 cipolla
avanzi di salumi o salsicce (carne secca, prosciutto, salsiccia,....)

foglie di bietola 
2 dl di latte
2 dl di brodo (di carne, vegetale, come volete voi)
olio evo (burro, grasso, dipende da voi)
formaggio 

Procedimento
Preparare l'impasto per la farcitura con la farina, le uova e il latte e il sale. Aggiungere le erbette e la cipolla e i salumi a dadini. Sbollentare in acqua salata le foglie di bietola a cui è stata rimossa la parte dura. Creare gli involtini usando una foglia grande per ogni capuns (se le foglie si rompono o sono piccole sovrapporle). Rosolare i capuns in padella con un po' d'olio (passaggio facoltativo) e disporli in una pirofila. 


Ricoprire con il brodo/latte bollente. Spolverizzare con del formaggio. Cuocere in forno a 200 grandi per almeno 15 minuti.

I miei capuns grigionesi-emiliani








Un po' bruttini, ma buonissimi!.
 Il giorno dopo con l'impasto avanzato ho farcito delle foglie di 
verza, di una verza gigantesca che non vuole finire. Ci ho già fatto un pentolone di zuppa, 8 capuns, e me ne rimane ancora una pallina in frigo. Io i capuns li preferisco con la bietola ma anche la verza può essere un involucro interessante.

Capuns di verza

Per la ricetta mi sono ispirata alle seguenti ricette, una di Alan Rosa di Piattoforte e l'altra trovata sul web:


http://www4.rsi.ch/piattoforte/index.cfm?scheda=22308

http://www.forum-helveticum.ch/logicio/pmws/forumhelveticum__rezeptrm__it.html

sabato 6 settembre 2014

Zuppa di cipolle d'estate

Dovevo scriverla prima o poi questa ricetta che dà nome al blog. E volevo farlo prima che iniziasse l'autunno, se no la zuppa smetteva di essere d'estate. 
L'ho cucinata ieri per darmi un po' di conforto, che ieri era uno di quei giorni, in cui mi sono messa a fare le tasse perché mi sembrava comunque più facile che iniziare il nuovo capitolo della tesina che sto scrivendo per l'università. 
Ci ho messo un po' di burro nella zuppa, anche se io il burro non lo uso nelle ricette salate, ma se lo ha detto mia mamma che è una di quelle che usa solo olio di oliva e ne usa pure poco, che la cipolla con il burro è la morte sua, ho pensato che potevo mettercene un po'.
Ho usato pure un po' di cognacmartell che non sono sicura ma credo che sia abbastanza prelibato, che la bottiglia se ne stava da anni nell'armadietto dei liquori e nessuno la beveva mai. E da quando ho questa passione per la zuppa di cipolle ad ogni stagione il cognacmartell è quasi finito. Che poi a Bologna volevo fare la zuppa di cipolle e non avevo il cognacmartell e non volevo comprarlo perché costava troppo. E allora ho pensato di andare al bar di via del Borgo e comprarne un cicchetto che spesso ci sono i cicchetti a un euro e un euro mi andava anche di spenderlo per la mia zuppa di cipolle. Solo che alla fine ho trovato un fondo del ratafià del mio babbo, che era sopravvissuto a quella notte in cui pioveva ed eravamo tanti amici in bicicletta sotto la tettoia della pasticceria in via delle Moline e lo abbiamo bevuto e tutti dicevano che era buonissimo. Be' quel fondo di ratafià sopravvissuto l'ho usato per sfumare la zuppa di cipolle e se non si ha il cognacmartell va bene uguale.



Zuppa di cipolle d'estate

Ingredienti
cipolle (tante, almeno un chilo)
burro
olio extravergine di oliva
zucchero
farina
cognac, o qualche altro alcolico liquoroso (ratafià, nocino, porto) ma anche il vino bianco va bene
sale
pepe
ev. pane anche vecchio e formaggio 

Procedimento
Sbucciare e tagliare sottilissime le cipolle. La mandolina aiuta molto.



Cuocerle in una pentola con un po' di olio e di burro per una decina di minuti fino a quando appassiscono. Se serve aggiungere un po' di acqua.


Mettere un cucchiaino di zucchero e cuocere ancora qualche minuto. Aggiungere la farina (2 o 3 cucchiai) e sfumare con il cognac. Quando l'alcol è sfumato ricoprire di acqua, salare e lasciare cuocere per una quarantina di minuti.

Per renderla ancora più appetitosa gratinare la zuppa, con delle fette di pane e formaggio, in forno. 



Pepare abbondantemente.



venerdì 29 agosto 2014

Dov'è la lingua di gatto? Muffin con cuore di marmellata

Un'altra ricetta di Angela della rubrica Dov'è la lingua di gatto?
Spero vivamente che li rifaccia anche a Bologna, perché non ne ho assaggiato neppure uno!



Muffin con cuore di marmellata
Piccoli muffin come le piccole tracce che ogni persona lascia dietro di sé. Che sia un atto volontario che sia un atto involontario. Avevo già scritto di muffin in precedenza (vedi Space Muffin), ora ripropongo la ricetta originale, con l'aggiunta di cacao in polvere e un cuore peccaminoso di marmellata di ciliegie.  

Quindi nulla di nuovo, cambiano le azioni finali. E naturalmente cambia l'aspetto. Ma ricordatevi che sono le piccole cose che fanno la differenza, sono proprio i piccoli dettagli che permetteono di scoprire i piú misteriosi delitti. INGREDIENTI: 170/180 gr di burro (tenuto fuori frigo almeno un'oretta cosi da essere morbido) 200 gr di zucchero 200 ml di latte 400 gr di farina 3 uova 1 bustina di lievito vanigliato (va bene anche non vanigliato) 1/2 cucchiaio di bicarbonato sale 2/3 cucchiai grandi di Cacao in polvere Marmellata/gocce di cioccolato PREPARAZIONE: Come consiglio quasi sempre, si comincia preriscaldando il forno a 180 gradi. Ora si prende il burro (deve essere assolutamente super morbido), si taglia rozzamente in pezzi, si aggiunge zucchero e uova, e si frulla il tutto finché non diventa omogeneo. Poi si aggiunge il latte e si frulla nuovamente. Attenzione agli schizzi mentre si frulla. In tal caso consiglio un bel grembiule, di quelli che metteva nonna.


Si aggiunge infine farina, bicarbonato, sale, lievito. Naturalmente se si vogliono fare muffin al cacao, questo è il momento giusto per aggiungerlo. Se si nota che l'impasto viene molto duro e denso, consiglio di aggiungere un goccino di latte (a occhio!!).
Se invece si vuol fare metà muffin al cioccolato e l'altra metà "nature", si divide il composto e ad uno si aggiunge il cacao. Adesso arriva la parte deliziosa e difficile da spiegare a parole. Come dicevo nell'altro post sui muffin, per riempire le formine di silicone va bene sia un cucchiaino sia una sacca à poche. In tal caso, per essere sincera, mi sono trovata molto bene con la sacca à poche. Poichè, per fare il cuore di marmellata, bisogna essere piú precisi. Importante: MAI RIEMPIRE FINO ALL'ORLO LE FORMINE.



Durante la cottura i muffin lievitano e se le formine sono troppo colme, l'impasto traborda.

Si mette quindi un poco di impasto nella formina in modo da lasciare una conca nel centro (con la sacca à poche questo è piú semplice). Mettere quindi mezzo cucchiaino scarso di marmellata. Quindi rimetterci sopra altro impasto cosí da coprire la marmellata. L'alternativa, come l'altra volta, sono le gocce di cioccolato. Naturalmente in tal caso non è necessario questo procedimento preciso. Si mette un poco di impasto. Qualche goccia di cioccolato. Altro impasto. E ancora qualche goccia di cioccolato. Cottura: 180 gradi, per circa 25/30 minuti



Buon divertimento!

sabato 26 luglio 2014

Che a me poi i bucati mi sono sempre piaciuti.




Che a me poi i bucati mi sono sempre piaciuti. Non so il perché. Quando i nostri vicini di casa in Svizzera stendono il bucato alla finestra io sono più contenta. In Svizzera non sono molti i bucati appesi alle finestre, non so, forse tutti hanno l’asciugatrice o una lavanderia.
Invece a Bologna d’estate stendiamo all’aperto. Lo fanno anche tutti i nostri dirimpettai. Che poi quando inizia a piovere tu vorresti ritirare anche i loro panni che se no si bagnano ma non ci arrivi mica. E anche quando stendendo in balcone mi cade una calza o una molletta non so che cosa fare, che non posso andare sempre ad annoiare quelli del piano di sotto per una calza, che se poi mi cade un vestito a cui tengo moltissimo davvero magari non ho più il coraggio di farmelo ridare. Ma tanto io le calze le metto comunque spaiate, che mi sembra uno spreco se sono belle metterle uguali, a volte però sono solo pigra che ad appaiare i calzini io mi annoio moltissimo. Sia chiaro non giudico chi appaia i calzini, però quelli che stirano un po' si li giudico, è che io non riesco realmente a capirli. Che certi dicono io non stiro ma stendo bene bene e poi i vestiti li piegano davvero bene bene, io non faccio neanche quello. Che i miei amici a volte guardando il mio armadio sono increduli, sono davvero stupiti, non riescono a credere ai miei vestiti appallottolati. Che poi non è che se sono spiegazzati sono più brutti. Certo che preferirei trovarli tutti in ordine alla mattina quando apro l’armadio. Però mi scoccia di più piegarli di quanto piace trovarli in ordine. Dunque non li piego. Quasi mai. Tranne quando sto ascoltando la musica che ascoltarla da ferma non mi piace e allora posso correre, camminare o piegare i vestiti, e volendo anche appaiare i calzini che anche se sono diversi li puoi appaiare lo stesso.
Del bucato mi piace il profumo di pulito, che poi certo che lo so che è il profumo di detersivo. E che non è che se una cosa se sa di detersivo allora vuole dire che è pulita. A dire il vero è l'ammorbidente che dà il profumo, mica il detersivo, che poi l'ammorbidente nessuno lo usa per ammorbidire ma solo per profumare e allora penso che potevano chiamarlo direttamente profumatore. 
Poi il bucato mi piace perché è in assoluto la mia seconda faccenda domestica preferita. Si fa veloce e sembra di avere fatto moltissimo. Che poi io non separo neanche i colori. E non faccio neanche molto caso alla temperatura, cerco di lavare il più possibile a trenta gradi, per questioni ecologiche non per altro. Ogni tanto quando sono particolarmente in vena faccio partire una macchina a sessanta grandi con asciugamani, lenzuola e biancheria, che sarebbero le mutande, le canottiere no che non le uso. Mia mamma però me lo ha spiegato come si dovrebbe fare: a trenta gradi lana e delicati, a sessanta lenzuola, asciugamani e biancheria che sarebbero le mutande ma anche le calze e a quaranta tutto il resto. Le cose che vanno lavate a mano non le prende in considerazione nemmeno mia mamma. Poi di norma io non compro vestiti troppo delicati da dover ricevere un trattamento speciale. E nel caso li tratterei esattamente come gli altri. Però se ho lo smacchiatore e mi ricordo di essermi macchiata può capitare che smacchio altrimenti amen.
Però il bucato mi piace soprattutto guardarlo, che quando vado in un posto io non fotografo i paesaggi o i monumenti, ma fotografo i bucati. Ho decine di foto di bucati messicani, guatemaltechi, scozzesi, irlandesi, francesi, italiani, svizzeri, spagnoli, bosniaci, croati, montenegrini e greci che poi è la lista di tutti i posti dove sono stata. Tranne il Belize che ho attraversato su di un autobus sgangherato, ma se non tocchi la terra con i piedi non vale. E poi lì non ho visto bucati lungo la strada.
E se faccio un disegno e io disegno raramente stai sicuro che sto disegnando panni stesi oltre che un qualche scheletro. Ma questa faccenda degli scheletri è un'altra storia. 
Che poi mi piacciono così tanto che ho teso un filo in camera mia in cui a volte stendo. Una volta ho fatto una ghirlanda di mutande e calzini. Solo che se apro troppo la finestra il filo cade e mi ritrovo tutti i panni umidi sul pavimento.

Scheletri e bucati

Ghirlanda di mutande e calzini.
Île d'Ouessant (Bretagna)

Spello (Umbria)



Kotor (Montenegro)
Kotor (Montenegro)
Sarajevo (Bosnia)
Dubrovnik (Croazia)



venerdì 25 luglio 2014

Torta al cioccolato, mandorle e pere

Ecco un altro post della mia coinquilina criminologa Angela della rubrica "Dov'è la lingua di gatto"!


Torta al cioccolato, mandorle e pere


Questa torta ha origini speciali. Non parlo del luogo di nascita, perché quello a me è rimasto ignoto. Nel maggio 2012 mi recai a Basilea da un’amica. Si organizzò una cena e, con non-chalance e senza ricetta, questa amica cominciò a preparare questa delizia. Io, da parte, le chiedevo informazioni: “Quanto di questo? Quanto di quello?”. E lei rispondeva vagamente. O perché doveva rimanere un segreto o perché forse stava andando a caso. Mi conquistò completamente. La torta. E non conquistò solo me. E continua a conquistare. Solo tempo dopo mi consegnò finalmente una vaga ricetta. Questa torta mi ricorda il Dottor Lecter, per la sua capacità di affascinare e conquistare, appunto. E per l’alone di mistero che continua a vorticare attorno a lui. 
Ingredienti:
4 uova 200 gr. di mandorle macinate/granelli 200 gr. di cioccolato fondente 200 gr. di burro 150 gr. di zucchero 2 C di farina
½ busta di lievito pere



Preparazione
Come consiglio sempre: comincia a preriscaldare il forno. In tal caso a 200°. Unire zucchero e mandorle. 

Separatamente sbattere le 4 uova e poi aggiungerle a zucchero e mandorle. Questo facilita lo “sbattimento” delle uova. Sciogliere a bagnomaria le tavolette di cioccolato fondente con il burro. Io uso la tecnica di una padella dentro l’altra. Fa sorridere questa soluzione da MacGyver. Sciolti questi elementi, aggiungerli al primo composto (zucchero, mandorle e uova). Aggiungere ora farina e lievito. Sulla quantità di farina effettivamente bisogna andare a occhio. Io solitamente metto 2 cucchiai grandi abbondanti e un altro scarso. Tendenzialmente è una torta che all’interno rimane umida (a causa della poca farina e delle pere), dettaglio da tenere ben presente quando si fa la “prova del coltello” (per vedere se è cotta). Dimenticavo: 40 minuti in forno a 200 °.

martedì 15 luglio 2014

Melanzane tonde violette dell'addio

Non questo mercoledì che sono a Trento, ma lo scorso ho fatto l’ultima spesa al Labas con Elenuzza, perché per tutto il prossimo anno non ci sarà più a Bologna. È da ormai diversi mesi che la spesa del mercoledì al Labas è diventato il nostro appuntamento fisso, con la pioggia o con il sole, il programma è sempre lo stesso: biciclette, spesa, vino rosso e tante tantissime parole.

Il vino è importantissimo, è sempre lo stesso: rosso e fermo, si tratta di un onesto e sapiente cabernet contadino prodotto nei paraggi. Mai il lambrusco! Mi raccomando! Troppo dolce e frizzante, il lambrusco è stato cinicamente e probabilmente ingiustamente da noi declassato all'alcolpops dei vini.
A volte siamo solo noi due, altre volte arrivano tantissimi altri amici.  

In questa ultima spesa ho comprato delle melanzane tonde violette, delle bellissime cipolle di tropea, del basilico viola e le uova.
Con le melanzane Elenuzza mi ha suggerito di fare le cotolette, che quelle tonde e violette, mi ha detto, non serve metterle solo sale a perdere acqua.
Ho deciso di accompagnarle con una salsina di carote e yogurth che ha fatto una volta mia mamma da mangiare assieme alle polpette di melanzane, prendendo spunto dalla ricetta di Simone Bianchi. Io non avevo l’aneto e allora ho usato l’erba cipollina, l’unica cosa che cresce in abbondanza sul nostro balcone.

 
Melanzane tonde violette impanate e fritte

Ingredienti
Melanzane tonde violette
uova
sale
pepe
pan grattato
olio di semi

Procedimento
Tagliare le melanzane a fette sottili, un po' meno di mezzo centimetro. 





Passarle nell'uovo sbattuto con sale e pepe. Passarle poi nel pan grattato. Friggerle in abbondante olio di semi.





Salsa di carote, yogurth e erba cipollina


Ingredienti
1 vasetto di yogurth naturale
2 carote bollite
il succo di mezzo limone
sale
pepe
olio
erba cipollina

Procedimento
Frullare tutti gli ingredienti e mettere in frigo.

Per la ricetta originale di Simone Bianchi cliccate qui!








martedì 8 luglio 2014

Salsa di pomodoro e peperoncino per i nachos

Una salsina veloce, con un ingrediente non troppo intelligente, per uno spuntino non proprio sano. Si tratta di una salsa freschissima di ispirazione messicana di pomodoro, cipolla e peperoncino da mangiare in balcone, con nachos e birra, a fine giornata.


Salsa di pomodoro, peperoncino e cipolla

Ingredienti

1 cipolla
2 pomodori
succo di limone
peperoncino (fresco, secco, sott'olio, quello che c'è)
1 po' di ketchup (e questo è l'ingrediente non proprio intelligente)
sale, pepe
ev. coriandolo
ev. un po' di olio di oliva

Procedimento

Frullare tutto e mettere in frigo. Si conserva anche un giorno!